In breve
- Le chat normali di Telegram non sono cifrate end-to-end: lo sono solo le «chat segrete».
- Canali e gruppi possono raggiungere un pubblico enorme, e chi li gestisce resta poco visibile.
- Sui contenuti pubblici le segnalazioni possono funzionare; su gruppi e chat private Telegram dichiara di non trattare richieste esterne.
- Dal 2024 Telegram consegna indirizzo IP e numero di telefono alle autorità che lo chiedono con un ordine valido. «Non si può fare niente» non è vero.
Chi subisce una gogna online o una campagna di molestie su Telegram si sente spesso dire due cose opposte: «è tutto cifrato, nessuno può vedere niente» e «tanto Telegram non collabora». Nessuna delle due è vera. Capire come funziona la piattaforma aiuta a scegliere cosa fare.
Come è fatta Telegram
| Elemento | Come funziona | Cosa significa per te |
|---|---|---|
| Chat normali, private e di gruppo | Cifrate tra il tuo telefono e i server di Telegram, e conservate sui server | Non sono «invisibili»: i contenuti restano sui server della piattaforma |
| Chat segrete | Cifrate end-to-end, solo tra due dispositivi, e non conservate sui server | Sono l’unica parte davvero cifrata end-to-end |
| Gruppi | Fino a 200.000 membri | Un gruppo «privato» può avere un pubblico di massa |
| Canali | Iscritti illimitati, scrive solo chi lo gestisce | Diffusione enorme, con amministratori poco visibili |
| Bot | Programmi automatici che chiunque può creare | Pochi autori possono colpire molte persone, in modo automatico |
Telegram dichiara che i dati degli utenti dell’Unione europea e del Regno Unito sono conservati in data center nei Paesi Bassi.
Primo mito: «è tutto cifrato»
Non è così. Nelle sue FAQ Telegram spiega che solo le chat segrete sono cifrate end-to-end. Le chat normali, comprese quelle di gruppo, sono cifrate durante il viaggio e poi conservate sui server della piattaforma.
Anche alcuni giornali lo hanno scritto in modo sbagliato. Per te conta una cosa: quello che succede in un gruppo o in un canale non è fuori dalla portata della piattaforma né, con gli strumenti giusti, delle autorità.
Perché chi organizza una gogna sceglie Telegram
Non c’è un solo motivo, ma un insieme di caratteristiche:
- canali con iscritti illimitati e gruppi enormi;
- bot che automatizzano il lavoro;
- profili con un nome utente senza numero di telefono visibile;
- un archivio nel cloud che resta disponibile e si può cercare;
- una moderazione che interviene sui contenuti pubblici e quasi mai su quelli privati;
- fino al 2024, una storia di risposte scarse alle richieste delle autorità.
Telegram risponde che non usa algoritmi per spingere i contenuti, e che per questo i gruppi devono appoggiarsi ad altre piattaforme per crescere. La Commissione parlamentare italiana sul femminicidio, nella relazione del 22 aprile 2026, la descrive invece come un «porto franco», citando l’associazione PermessoNegato.
Lo studio di AI Forensics dell’aprile 2026 su gruppi italiani e spagnoli parla di molestie organizzate «come un’infrastruttura»: un sistema strutturato e in gran parte automatizzato, con bot che producono in serie immagini intime false.
Cosa si può far rimuovere
Contenuti pubblici (canali e gruppi pubblici). Puoi segnalarli con il pulsante Segnala nell’app e scrivendo a abuse@telegram.org con i link dei messaggi. Chi vive nell’Unione europea ha anche una procedura in base al Digital Services Act.
Gruppi e chat private. Telegram scrive nelle FAQ che sono «privati tra i loro partecipanti» e che non tratta richieste esterne che li riguardano. Può segnalare solo chi ne fa parte, dall’app. Per il resto serve l’autorità giudiziaria.
Profili che si spacciano per te. C’è il bot ufficiale @NoToScam.
Materiale che riguarda minori. Non inoltrarlo e segnalalo solo alla polizia.
Telegram dichiara di aver bloccato nel 2024 15,4 milioni di gruppi e canali, e di usare l’intelligenza artificiale e il confronto delle «impronte» delle immagini per il materiale pedopornografico. Sono numeri forniti da Telegram stessa, non verificati da altri. Associazioni come PermessoNegato raccontano invece che le loro segnalazioni spesso restano senza risposta.
Secondo mito: «non si può fare niente»
Dal settembre 2024 l’informativa privacy di Telegram prevede che, quando riceve un ordine valido di un’autorità giudiziaria che indica una persona come sospettata di reati, la piattaforma possa consegnare indirizzo IP e numero di telefono. Non i contenuti delle chat.
Secondo i dati di trasparenza di Telegram, raccolti da un archivio indipendente, le richieste soddisfatte sono cresciute molto da allora, anche per l’Italia e la Svizzera. Ne parliamo in Account anonimo: chi può scoprire chi c’è dietro.
Questi dati però li ottiene solo l’autorità giudiziaria, e solo se qualcuno ha presentato una denuncia. Per questo denunciare serve.
E le leggi europee e svizzere?
Unione europea. Telegram deve rispettare gli obblighi generali del Digital Services Act, come offrire un modo per segnalare contenuti illegali. Non è però classificata come «piattaforma molto grande», perché dichiara meno di 45 milioni di utenti attivi nell’UE, e quindi non ha gli obblighi più severi. Molte organizzazioni, tra cui AI Forensics con oltre 80 ONG, chiedono alla Commissione europea di cambiare questa classificazione. In Italia chi subisce abusi può presentare un reclamo all’AGCOM, anche tramite un’associazione.
Svizzera. Il Digital Services Act non si applica. Il Consiglio federale ha messo in consultazione fino al febbraio 2026 una legge sulle piattaforme di comunicazione, con procedure di segnalazione e di reclamo. Per ora resta la via penale.
Cosa fare adesso
- Salva le prove: come conservare le prove di una gogna su Telegram.
- Segnala i contenuti pubblici a Telegram.
- Denuncia: cosa fare se sei finito in un gruppo o canale.
- Trova sostegno: Chi può aiutarti.
Aggiornato il 14 ottobre 2026. Informazione generale, non consulenza legale.
Fonti
- Telegram, FAQ e informativa privacy
- Telegram, pagina sulla moderazione
- Telegram, indicazioni per gli utenti UE sul Digital Services Act
- Commissione europea, elenco delle piattaforme molto grandi
- AI Forensics, «Harassment as Infrastructure» (8.4.2026)
- Camera dei deputati, Commissione femminicidio, Doc. XXIII n. 18 (22.4.2026)
- AGCOM, Delibera 25/25/CONS